Il Carlino oggi

| CARATTERISTICHE

Il carlino oggi

Dopo il 1970 la razza del Carlino si è diffusa a macchia d’olio. Molti club sono nati, quello cecoslovacco è uno dei più recenti.
Le esposizioni segnalano una partecipazione sempre più numerosa. Il soggetto più bello in assoluto viene proclamato al Craft annuale a Birmingham, dove la presenza dei pug arriva a 180 soggetti. Altra esposizione di alto livello è quella di Windsor.
Oggi come ieri fioriscono in tutto il mondo allevamenti molto promettenti, che riescono a produrre soggetti veramenti belli, la speranza è quella che oltre all’aspetto fisico, gli allevatori prendano in seria considerazione la salute del carlino, solo grazie ad un’attenta selezione genetica si potranno ridurre le molte malattie che purtroppo ancora oggi affliggono molti carlini.
In conclusione, il nostro ”carlinetto” giunge alla fine del secolo con un numero sempre crescente di ammiratori, pronti a coccolarlo e viziarlo, proprio come “un piccolo imperatore”.
Ad oggi la razza sembra aver raggiunto un buon livello qualitativo e quantitativo nel nostro Paese. La maggior parte degli allevatori italiani lavora su linee di sangue anglosassoni e di Paesi Scandinavi.
L’allevatore e giudice E.N.C.I Francesco Cochetti spiega:

La nostra cultura purtroppo, non ci agevola nell’instaurare un sano principio di collaborazione per far sì che l’allevamento italiano possa raggiungere risultati ambiziosi, che potrebbero essere ottenuti con la volontà dei nostri allevatori di mettere insieme il proprio lavoro. Nelle nostre esposizioni italiane, specialmente nelle speciali di razza, si vedono presenti un buon numero di soggetti che fanno ben pensare sullo sviluppo della razza, ma si vede purtroppo molta tensione tra gli allevatori di questa razza, che sembrano poco concentrati all’incremento dell’allevamento, sembrando, talvolta, troppo pieni di protagonismo. Questa strada è molto pericolosa e potrebbe portare ad una veloce discesa in termini tecnici di ciò che si è faticosamente ottenuto fino ad oggi. Ho giudicato questa razza più volte, in importanti competizioni internazionali estere, ed ho apprezzato, a differenza di quanto accade da noi, la collaborazione degli allevatori. Non è importante a mio avviso, se il cane è allevato da “Tizio” o da “Caio”, ma è fondamentale dare il giusto valore tecnico a un soggetto meritevole, qualunque sia il suo allevatore. Sono convinto che soltanto questa sia la strada che possa portare il nostro allevamento a essere competitivo con Paesi che hanno ancora tanto da insegnarci. Mi piacerebbe riflettere insieme su questi concetti, allevare una razza bella sotto l’aspetto fisico e psicologico comporta una grande responsabilità.

 

0 comment

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>