Intervista a Elena Varesi, veterinaria

| CURA

IMG_6618La dottoressa Elena Varesi, che conduce un ambulatorio di medicina vete­rinaria, assieme ad altri colleghi, è la nostra veterinaria di fiducia e ve la vogliamo presentare in questa intervista.

Immagino che ciò che ti abbia spinto verso questa professione sia l’amore per gli animali, ma c’è anche qualche altro motivo? Ho sempre voluto essere un medico veterinario, fin da bambina. Non ho memoria di aver mai voluto fare altro nella vita, e ad esser sinceri, non so nemmeno come potessi, all’età di 4 o 5 anni già sapere cosa fosse un “veterinario”… sta di fatto che, invece di giocare con le bambole, io semplicemente curavo gli animali di peluche! Mi è capitato di incontrare compagni di scuola delle elementari dopo circa quindici anni che, quando mi hanno chiesto: ”Ma che lavoro fai adesso?”, e si son sentiti rispondere: “Il medico veterinario” mi hanno detto: ”Ma allora l’hai fatto davvero! Lo dicevi già da piccola!”. Credo di aver ereditato questa passione da mio nonno paterno: lavorava in cascina e, pur non avendo mai studiato, conosceva molte malattie degli animali con relative cure, era un vero appassionato. Ho dedicato la mia tesi di laurea proprio a lui.

Quale è stato il tuo percorso formativo? Mi sono laureata alla facoltà di medicina veterinaria di Milano. Mi sono specializzata su cani, gatti e animali esotici; per quest’ultimi sono iscritta alla società italiana dei veterinari di animali esotici. Ho eseguito un tirocinio post-laurea presso il Parco Zoologico “Natura Viva” di Bussolengo. Precedentemente mi sono diplomata come Perito Chimico presso l’ITIS A.Cesaris di Casalpusterlengo.

Da professionista, credo che i tuoi pazienti abbiano per te la medesima importanza. Tuttavia quali sono i tuoi pazienti preferiti? Indubbiamente i cani e, anche se a molti potrà sembrare strano, i rettili.

Cosa consiglieresti a chi volesse intraprendere la professione di medico veterinario? Di considerare che non è tutto rosa e fiori come ci fanno credere nei telefilm e che ci vuole una buona dose di determinazione per accettare la sofferenza dei pazienti, dei proprietari, e situazioni ovviamente anche tragiche. Si lotta tutti i giorni con situazioni in cui l’animale puo’ essere trattato come il bambino di casa o come il soprammobile fastidioso frutto del “regalo per il bambino che non ci guarda”. Bisogna ingoiare grossi rospi e cercare di non perdere mai di vista la propria missione. Bisogna essere disposti a lavorare di Domenica, nei giorni  festivi e di notte, a volte anche discutere coi familiari per questo, almeno finchè si fa la gavetta. Insomma, io la considero una vocazione. Per quanto mi riguarda, non sarei capace di fare altro lavoro nella vita, e quindi ho accettato tutto.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro? Vedere i pazienti che sono stati male seriamente e che ho tenuto ricoverati per parecchio tempo guarire e tornare a scodinzolare o a fare le fusa. Per un medico, oltre all’affetto che suscita l’animale, è anche un po’ come vincere una partita a scacchi con la malattia: da’ una scarica di ottimismo e orgoglio notevole.

Hai animali? Se sì, raccontaci qualcosa di loro. Ho tre cani e cinque gatti. Per raccontare di loro ci vorrebbe un libro, soprattutto per la mia cagnona Vera. Sono comunque tutti trovatelli, a parte Vera che mi è stata regalata quando ancora ero senza animali. Ognuno ha una sua particolarità che lo rende per me unico. Vera invece va oltre tutto e chi ci conosce (ed è famosa anche tra i miei clienti), lo sa.

C’è qualche episodio particolarmente interessante o commo­vente che ti farebbe piacerebbe condividere con noi? Ci sono stati alcuni pazienti che ancora ricordo per la difficoltà del caso clinico e per la soddisfazione della guarigione. In particolare Nerone, cane di un canile. Nerone stava male da circa due settimane ma i colleghi del canile non erano riusciti a risolvere il problema sul campo. Il cagnone aveva una dislocazione intestinale (intussuscezione in gergo), ma la cosa impressionante era il buonumore che trasmetteva pur essendo in condizioni davvero gravi. Lo ricordo anche perché è stata la mia prima operazione all’intestino ed ero terrorizzata. Tutto è andato per il meglio, il cane è stato benissimo fin dal giorno successivo all’intervento e il lieto fine è inoltre scaturito dal fatto che è stato adottato da una splendida famiglia, insieme alla sua mamma che stava nel box con lui e che era molo triste nei giorni in cui lui era ricoverato.

L’intervista è finita, un grazie infinite alla dottoressa Elena Varesi per la sua disponibilità. La potrete incontrare di persona al Pug Day dell’8 Giugno 2014, oppure, se avete domande urgenti, potete postarle qui sotto tramite l’apposito form.

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